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Da diecimila a dieci milioni senza sforzi.

Giappone, radioattività 10 milioni superiore a norma nel reattore 2: evacuata Fukushima

Il tasso di radioattività misurato in alcuni campioni di acqua ritrovata nel sottosuolo nella sala delle turbine, situata dietro il reattore è di 10 milioni di volte più elevato del livello normale di un reattore. Richiamati i 500 tecnici al lavoro

TOKYO – La radioattività dell’acqua al reattore n.2 della centrale di Fukushima è estremamente elevata ed è pari a 10 milioni di volte i livelli normali. Lo riferisce l’Agenzia per la sicurezza nucleare, secondo cui si è resa necessaria l’evacuazione immediata dei tecnici al lavoro. Il livello di iodio-131 presente nel reattore n.2 è estremamente alto, al punto da far ipotizzare all’Agenzia che l’acqua possa essere legata in qualche modo al nocciolo, visto che la radioattività registrata è di 1.000 millisievert/ora. L’emergenza contaminazione sale mentre i tentativi di messa in sicurezza sono frenati dalla minaccia radiazioni: proprio oggi era il programma il passaggio dalle autobotti dei pompieri alle pompe elettriche per iniettare acqua nei reattori, per accelerare i tempie ed evitare così ulteriori ritardi. Le fonti di perdita di materiale nocivo restano ancora da individuare quando lo iodio è salito a 1.850 volte i limiti legali nelle acque immediatamente vicine all’impianto di Fukushima.

ALLARME RADIOATTIVITÀ, TOKYO CITTÀ SPENTA
A due settimane dal sisma/tsunami il Giappone, mentre è in corso la lotta per la messa in sicurezza della centrale di Fukushima n.1, deve misurarsi con l’allarme radioattività diventato ancora più grave. I livelli di iodio-131 in mare, a 300 metri dall’impianto nucleare, sono risultati oggi 1.250 volte più alti della norma, da appena 103,9 volte di ieri: bere 50 centilitri di acqua con questa concentrazione significa raggiungere in un sol colpo il limite annuale di iodio assorbito dall’organismo umano. «Le correnti oceaniche disperdono le particelle radioattive e quindi, grazie alla diluizione, l’impatto su pesci e alghe sarà minimo», ha spiegato Hidehiko Nishiyama, vice direttore dell’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare, volto noto dei bollettini sulla crisi. A 30 km, in pieno Pacifico, lo iodio-131 è nei limiti con scarsi rischi di contaminazione. Difficilmente potranno essere superati i timori internazionali sull’export del pesce del Giappone, dopo che diversi Paesi hanno deciso il bando di latte e verdure dalle aree intorno alla centrale e altri stanno verificando lo stato dei frutti di mare. Nel giorno del 40/mo anniversario della messa in funzione del primo reattore di Fukushima (il cui nome significa beffardamente ‘isola fortunatà), il capo di gabinetto Yukio Edano ha detto che la fase è stabile e «non peggiora, ma c’è molto lavoro da fare». In altri termini, «si impedisce il peggioramento» ed «è difficile prevedere la fine della crisi». La radiottività ha frenato le operazioni dei 500-600 uomini della Tepco, il gestore dell’impianto, e dei tecnici coinvolti, inclusi quelli delle forze armate nipponiche. Nishiyama ha anche rimproverato la Tepco per le 3 persone esposte giovedì a forti radiazioni a causa del mancato rispetto delle procedure di sicurezza dentro l’edificio della turbina del reattore n.3, tra cui le scarpe non adeguate. «Non ci sono dati che suggeriscono una rottura del contenitore», ha proseguito in relazione all’ acqua accumulatasi in quello che è il reattore più pericoloso tra i sei perchè utilizza un combustibile misto di uranio e plutonio, l’isotopo radioattivo più letale. A Tokyo la vita è sempre più scandita dall’emergenza tra rischi blackout e radiazioni su cibo-acqua corrente. Alle 19.00 in punto (le 11.00 in Italia), nel grande spiazzo della stazione di Shimbashi c’erano non più di 10 persone, contro le migliaia dei tempi normali.

Ad Akasaka, area a due passi dai palazzi del potere, nella piccola ‘Korea town’ i ristoranti sono semivuoti, malgrado il sabato, e molte delle insegne spente. A Roppongi, il quartiere degli ‘occidentalì, trovare un non giapponese è raro: i ‘gaijin’ sono diventati ‘flyjin’, secondo un esempio di humor che prende di mira la facilità con cui gli stranieri hanno lasciato Tokyo (o il Giappone) per la minaccia della contaminazione. Il governo metropolitano di Tokyo ha fatto sapere che lo iodio-131 nell’acqua è sceso a 59 Bq/Kg, sotto la soglia per i lattanti a quota 100, ma la corsa all’acqua in bottiglia non è finita. Su 25 ‘conbinì, i piccoli negozi con beni di prima necessità aperti 24 ore su 24, nelle aree centrali di Hibiya, Kasumigaseki e Toranomon, solo 3 avevano in serata una esigua disponibilità fatta di acqua gassata, tradizionalmente poco gradita dai giapponesi. Nei supermercati, che hanno ridotto gli orari di apertura, la verdura in vendita (come nella catena ‘niku no Hanamasà) è in prevalenza importata o proveniente da aree come l’isola di Kyushu o le prefetture Kumamoto e Fukuoka. Richiesti tuberi e verdure nipponiche, come daikon, renkon e goya, un tipico cetriolo amarognolo di Okinawa. Un manager di un negozio Maruetsu ha spiegato che le vendite di tagliolini e noodle istantanei e riso sono in aumento. L’allerta sull’acqua ha spinto a cucinare meno: solo il riso, unico alimento di cui il Giappone ha eccesso di produzione, è di fatto un’autentica salvezza. Due bicchieri di acqua bastano per la cottura nel ‘suihankù, il bollitore immancabile nelle case dell’arcipelago, eliminando ogni possibile spreco.

 

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