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Brevi dalla catastrofe: non solo Fukushima

Tokio, 5 apr. (Adnkronos/Dpa) – Tracce di iodio radioattivo (iodio 131) pari a 7,5 milioni di volte superiore al valore limite sono state misurate nell’Oceano di fronte al reattore numero due della centrale nucleare di Fukushima, proprio in corrispondenza dello sbocco del sistema su cui sabato e’ stata scoperta una crepa. Sempre sabato,(Sabato quindi prima dell’ inizio del rilascio controllato) la concentrazione di iodio-131 misurata vicino allo sbocco del reattore uno era di 480mila volte il limite, 380mila volte di fronte al tre, 350mila volte in corrispondenza del reattore quattro. Lo ha reso noto la Tepco, la compagnia che gestisce l’impianto, citata dall’agenzia di stampa Jiji. Il limite e’ quello di 0,04 becquerels di iodio 131 per centimetro cubico.

Secondo un esperto nucleare potrebbero occorrere da 50 a 100 anni per far scendere la temperatura delle barre d’uranio a un livello che consenta di trasferirle dal sito della centrale. Si dovrà continuare a inondarle con acqua di mare che sarà riversata nell’oceano dopo essersi caricata di radioattività. Si prospetta quindi una fuga radioattiva di forse un secolo.

(http://www.abc.net.au/news/stories)

L’agenzia Reuters riferisce che un compagnia americana sta già reclutando negli Stati Uniti lavoratori disposti a lavorare sul sito di Fukushima con gli specialisti che tentano di salvare i reattori.
(http://ca.news.yahoo.com/exclusive).

La più grande autopompa da cemento del mondo è stata spedita in Giappone nel quadro di un progetto che verosimilmente decreterà la definitiva disattivazione di Fukushima
(http://chronicle.augusta.com/latest)

In seguito al disastro di Fukushima, Tokyo conoscerà una serie di blackout per tutta la prossima estate. La quantità di corrente elettrica fornita a Tokyo è già stata ridotta del venti per cento circa.
(http://edition.cnn.com/2011/WORLD/).

La situazione del buco dell’ ozono continua a destare allarme: le più recenti rilevazioni di marzo, effettuate dal satellite Envisat dell‘Esa, hanno rilevato «livelli minimi record di ozono sul settore euro-atlantico dell’emisfero settentrionale».

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