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La lunga morte dei tecnici di Fukushima

30 mar. (TMNews) – In Giappone si starebbe valutando la possibilità di raccogliere e conservare cellule staminali prelevate ai tecnici impegnati nella centrale nucleare di Fukushima, per utilizzarle in eventuali trapianti in caso di esposizione a pericolosi livelli di radioattività. La pratica del prelievo e conservazione delle cellule staminali da adulti o da neonati (in questo caso si utilizza il sangue del cordone ombelicale) è ormai largamente diffusa. Le staminali sono già utilizzate per la cura di decine di patologie altrimenti non trattabili, e poiché, per ragioni etiche nel caso delle cellule tratte da embrioni umani, la loro disponibilità è ristretta, molti laboratori offrono la possibilità (alquanto costosa) di farsi una personale “banca delle cellule” prelevandole dal sangue o dai tessuti.

Le cellule staminali sono in grado di ricostruire potenzialmente qualsiasi parte del corpo , possono infatti dare origine a qualsiasi cellula del corpo. Queste cellule si trovano sopratutto nei feti ma anche nel midollo negli adulti.

Il primo occhio in provetta da cellule staminali è stato ottenuto nei laboratori di uno dei più grandi centri di ricerca giapponesi, l’istituto istituto Riken a Kobe. Un importante passo in avanti che, secondo gli scienziati, apre la strada alla futura realizzazione di retine artificiali per i trapianti in caso di malattie degenerative dell’occhio. (Repubblica) 6 Aprile 2011.

I ricercatori del progetto internazionale NACHIP sono riusciti a far comunicare un circuito integrato con neuroni prelevati da mammiferi. Le potenziali applicazioni di una simile tecnologia sono enormi, prima su tutte la realizzazione di sofisticate protesi.Con l’aiuto dell’azienda tedesca Infineon i ricercatori hanno iniziato con il costruire un piccolo chip. poi hanno usato particolari proteìne cerebrali per far aderire i neuroni sul chip e come interfaccia elettrica, mantenendo aperti i canali ionici dei neuroni in modo che potessero comunicare con l’elettronica del chip. Siamo a un fondamentale primo passo per l’interfaccia macchina-cervello.
Fonte: Le Scienze – 453 / maggio 2006.

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