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Disastri radioattivi.

Il vice-presidente dell’Atomic energy society of Japan, Takashi Sawada, ha reso note le proiezioni di un gruppo informale di 11 esperti della society secondo le quali «per mettere in atto un sistema di raffreddamento nell’impianto di Fukushima Daiichi, che stabilizzi il suo combustibile nucleare, potrebbe richiedere altri 3 mesi».

Da Fukushima al Canada. Health Canada, l’ente sanitario nazionale canadese, ha riscontrato un aumento dei livelli di radioattività nella provincia dell’Ontario, per le perdite nella centrale nucleare nipponica. Ma senza rischi per la popolazione. L’agenzia già il 18 marzo aveva scoperto anomalie radioattive sulle coste occidentali del Paese, ma le informazioni sono state rese pubbliche solo dopo la pressione dell’opposizione. In Giappone, invece, si sta ancora decidendo se chiudere o no i reattori 5 e 6. Se salvare Fuskushima, insomma, nelle parti ancora utilizzabili della centrale.

Jan Hafner, dell’International Pacific Research Center del campus di Honolulu ad aver elaborato un modello che prevede – in un arco di tempo limitato – la contaminazione di tutta la costa pacifica degli Usa. Da Baja, in California, all’Alaska. “La ‘nuvola’ di detriti si dirigerà poi a sud-est, finendo entro cinque anni nell’isola di rifiuti chiamata ‘Garbage Patch’ – spiega Hefner -, dalla quale si staccherà di volta in volta per colpire nuovamente le Hawaii”. Il garbage patch è il nome non scientifico assegnato a una formazione nel mezzo dell’Oceano che contiene plastica, fanghi industriali e altri detriti aggregatisi a causa delle correnti circolari del Pacifico. Oceanografi e ricercatori stimano che la chiazza di immondizia sia grande due volte il Texas.

Il CRIIRAD (Commission de Recherche et d’Information Indépendantes sur la Radioactivité) ha chiesto una risposta forte da parte dei cittadini per quanto riguarda la trasparenza sull’informazione riguardo il disastro nucleare giapponese. Fukushima, anche dopo il “tardivo” riconoscimento di eguaglianza con il disastro di Chernobyl (ora Fukushima è al livello 7 della scala INES) rimane un vero e proprio “mistero” (o segreto di Stato, o segreto industriale, secondo i gusti). La radioattività che i reattori giapponesi sputano fuori quotidianamente si trasforma in nubi radioattive che attraversano il pianeta e di cui non si sa “ufficialmente” niente, visto che i dati non sono pubblici. E’ fondamentale che i dati di tutti i sensori del Comprehensive Test Ban Treaty siano resi pubblici, se no i cittadini che li hanno pagati a fare.

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