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Radioattività nell' Oceano.

Lo scarico di materiale radioattivo dalla centrale di Fukushima sta rendendo l’Oceano Pacifico  una vera e propria discarica radioattiva. Lo si intuisce dall’immagine in alto a sinistra in cui si nota bene come a ben 30 km dalla costa le acque presentino una radioattività due volte superiore rispetto al massimo consentito dalla legge nipponica. Questo sta a dimostrare come l’inquinamento non abbia coinvolto solo l’atmosfera e la terra ma anche l’Oceano. Sin dal disastro numerosi sono stati i modelli che simulavano e continuano a simulare la dispersione degli inquinanti in atmosfera, ma solo di recente essi sono stati applicati, con le giuste modifiche, al mare.

Gli oceanografi di Asr (un’agenzia specializzata in consulenze relative a mari e coste) hanno calcolato al computer la dispersione, non della radioattività vera e propria, ma dei piccoli e piccolissimi animali che fluttuano nel mare, sospinti dalle correnti e dalle onde. Queste minuscole creature sarebbero i principali “veicoli” per la dispersione della radioattività in mare aperto. Si tratta di plancton, larve di pesci e di invertebrati che a loro volto vengono mangiati, trasferendo la loro radioattività, da altri pesci contaminando così tutta la catena alimentare del mare ed estendendo in maniera esponenziale l’area potenzialmente inquinata.

Secondi i dati dell’Asrt al largo la situazione sta peggiorando. Secondo dati ufficiali, un campione d’acqua prelevato lunedì a 30 chilometri dalla centrale nucleare ha rivelato una concentrazione di Iodio-131 pari a 88,5 Becquerels per litro, il valore più alto in quell’area da quando è iniziata la crisi. La radioattività supera di 2,2 volte il limite massimo ammesso dalle leggi giapponesi per le acque di scarico delle centrali nucleari. Nella immagine in basso la situazione come si presentava poche ore fa. E’ impressionante l’area nella quale i pesci mangiano ormai cibo contaminato dalla radioattività. Il modello vero e proprio della dispersione della radioattività nell’acqua non può essere realizzato, dice Asr, perchè non si sa quanta acqua contaminata è finita in mare, e quale era il suo grado di contaminazione.

17 Aprile 2011  ( a cura di Manuel Mazzoleni )

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